CAPITOLO 6

STORIA DELL’ANATOCISMO

 

L’anatocismo è regolato dall’art. 1283 c.c. il quale prevede che “in mancanza di usi contrari, gli interessi possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi”.

In Italia l’applicazione dell’anatocismo è sempre stata illegale in quanto la diversa periodicità di capitalizzazione degli interessi, trimestrale per gli interessi debitori e annuale per gli interessi creditori, portava ad una penalizzazione dei correntisti ma, gli istituti di credito hanno indistintamente  applicato tale condizione avallati dalla giurisprudenza, sino a quando non è stata intrapresa una revisione delle norme che regolano l’anatocismo.

 

Il punto di svolta effettivo è arrivato con sentenza del CICR  (Comitato Interministeriale per il Credito e Risparmio), emanata il 9 febbraio 2000, dove si è definitivamente fissato il momento di decorrenza dell’obbligo, a carico delle Banche, di riconoscere ai correntisti pari periodicità nella liquidazione degli interessi.

Pertanto a partire dal secondo trimestre del 2000 gli istituti di credito si sono adeguati alle nuove disposizioni applicando ai correntisti la pari periodicità di capitalizzazione.

 

Bisogna sottolineare che un ruolo fondamentale nella regolamentazione dell’anatocismo, oltre alle leggi,  è stato svolto dalla giurisprudenza che, nel corso degli anni attraverso le sentenze della cassazione, ha stabilito in maniera forte l’illegittimità di questa pratica.

 

Di seguito elencheremo alcune delle sentenze più significative che andremo ad esaminare nella prossima newsletter:

 

  • sentenza di cassazione n. 2374 del 16/3/99
  • sentenza di cassazione civile a Sezioni Unite del 4/11/04 n. 21095
  • sentenza di cassazione civile, SS.UU., sentenza 02/12/10 n. 24418